Elegante, ironica e sommamente intelligente, nella sua lunga e intensa attività giornalistica Alba de Céspedes ha "detto la sua" sulle donne con la stessa lucidità di sguardo con cui ha raccontato le sue protagoniste nella finzione narrativa.
[...] Lo ha fatto ritraendo figure come Eleonora de Fonseca Pimentel, Sibilla Aleramo e Marilyn Monroe, auspicando l'indipendenza economica delle donne o discutendo del loro ingresso in magistratura, rispondendo a Natalia Ginzburg sul "pozzo" di depressione in cui talvolta le donne cadono o ragionando sul loro rapporto con la letteratura e la politica. Interventi apparsi soprattutto su «Mercurio» e su «Epoca», dove negli anni Cinquanta la scrittrice rispondeva con arguzia e modernità di vedute alle lettrici del settimanale - che spesso in realtà erano lettori, polemici col titolo apparentemente schierato della rubrica: «Dalla parte di lei» - a proposito di indipendenza e parità economica, matrimonio e divorzio, lavoro professionale e domestico. In equilibrio tra passione e lucidità, Alba de Céspedes registra in presa diretta entusiasmi, dubbi, perplessità, timori di una società scossa da radicali cambiamenti, ma soprattutto sollecita un nuovo, più consapevole e rispettoso equilibrio di rapporti: «come la donna ha imparato a lavorare in fabbrica, a condurre una macchina o un trattore, non si comprende perché, con un minimo di buona volontà, l'uomo non possa imparare a rifare un letto o a cucinare». Con questa scelta di scritti giornalistici, completata da un'intervista del 1990, Olga Campofreda ci fa riascoltare una voce straordinaria che non smette di ribadire che l'emancipazione è «un'eredità che tocca a noi difendere per tutti i cittadini e le cittadine che verranno».